In viaggio con un samaritano

Scritto il 01 ottobre 2016·News
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Sorprende sempre favorevolmente la figura del Samaritano, protagonista della Parabola che prende , appunto, il suo nome e che tutti noi conosciamo. Probabilmente perché riassume in sé quanto di più bello può caratterizzare un uomo. Infatti, il senso della vita che egli esprime e la sua ricca interiorità ne rendono la personalità particolarmente carica di significati positivi per la nostra vita di persone e di cristiani.

 

L’uomo samaritano fa parte di una piccola serie di personaggi presentati da Gesù nella Parabola. Troviamo dapprima chi incappa nei briganti, i briganti stessi, poi il sacerdote , il levita e , appunto, il Samaritano. Si tratta di personaggi per lo più silenziosi. Si esprimono, soprattutto , con gesti e sguardi, rivelatori del loro modo di essere e ri rapportarsi al mondo. I briganti portano via tutto all’uomo, che scendeva da  Gerusalemme a Gerico, lo percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandolo mezzo morto. Si muovono usando gesti di morte rapidi e decisi, senza proferire parola, allo stesso modo di Caino, quando uccise il fratello Abele. Il loro è, appunto, un silenzio fratricida, individuabile anche oggi nelle innumerevoli violenze pubbliche e private di cui sentiamo parlare quasi quotidianamente, nella disumanità diffusa, negli atti di terrorismo, nelle guerre presenti in tante parti del mondo.

 

Di fronte, però, all’uomo mezzo morto, simbolo, in qualche modo, del nostro mondo ferito e oltraggiato dalla sopraffazione dell’uomo sull’uomo, dallo sfruttamento dei più deboli, dalle disuguaglianze sempre più marcate tra ricchi e poveri, dalla supremazia dell’interesse personale, dal continuo <<usa e getta>> di persone e di sentimenti delusi, abbiamo la possibilità di operare delle scelte, proprie degli esseri  liberi.

Possiamo vedere e <<passare oltre>>. Nulla ci riguarda, non rientra nella sfera del mio piccolo orizzonte di vita. E questa è l’indifferenza che Gesù condanna e che, nella Parabola del buon Samaritano, è attribuita anche ad una religiosità fredda e di facciata, che non coinvolge la dimensione intima e personale dell’uomo, né la consapevolezza delle proprie scelte di vita. La ritroviamo, così, nel sacerdote e nel levita, presentati successivamente nel brano del Vangelo. Vedono e <<vanno oltre>>. Anche a me è capitato di vedere e di andare oltre, di non prendere posizione, di non schierarmi, di lasciare lì l’uomo mezzo morto.

Invece il Samaritano sceglie di curare le ferite di chi si è trovato di fronte, lungo la strada che percorreva. Sembra che quest’uomo non sia inquadrabile nella scala sociale, non riconducibile ad un certo <<status>>. Si tratta di un uomo e basta. In presenza del dramma vissuto da chi è incappato nei briganti, vede e si fa vicino, lo carica sulla sua cavalcatura, lo accompagna in un albergo e se ne prende cura.

Ha avvertito in sé il dolore dell’uomo e se ne fa carico. Sente di non poter passare oltre come il sacerdote e il levita. Ha compassione. Ma non si trova per caso in quel luogo. Nella Parabola è definito un uomo in viaggio e l’essere in viaggio fa la differenza. Ha una meta, un progetto di vita. Sa che, nel corso del suo viaggio, ha la possibilità di incontrare persone, di imbattersi anche in chi è in difficoltà ed è pronto a prendersene cura, a schierarsi dalla parte del bene. I suoi gesti sono sicuri e silenziosi ma, questa volta, non si tratta del silenzio dell’indifferenza, bensì di quello accogliente e intenso dell’umiltà del cuore. Lontano dallo strepitio dell’apparire, del mettersi in mostra, della smania di riconoscimenti e di plausi, si è fermato per rialzare. Quasi sicuramente <<saper sostare accanto>> rappresenta l’essenziale del suo viaggio e la sosta include il sentimento della compassione.

 

 

Il nostro Dio, che è Dio dei vivi e non dei morti, chiama ciascuno di noi a realizzare, nella propria vita, la cura dell’altro, soprattutto condividendone il disagio, di qualsiasi natura esso sia. Gesù ci invita a questo quando afferma: “Date loro voi stesi da mangiare”.

Bisogna però viaggiare come il Samaritano, seguire un cammino interiore che ti porta ad incontrare concretamente Gesù Cristo vero Samaritano in carne ed ossa. Lungo la strada potrai nitrirti di lui, ascoltando la Parola, pregando e accostandoti all’Eucarestia. E’ soltanto Lui che ci predispone all’incontro, alla vicinanza nei confronti di chi è nel bisogno.

 

 

L’unica battuta di dialogo della Parabola è quella rivolta dal Samaritano all’albergatore: -abbi cura di lui, ciò che spenderai in più te lo pagherò al mio ritorno-

Sembra di ascoltare Gesù in persona: -Al mio ritorno, alla fine dei tempi, darò la vita eterna a chi si è <<fermato vicino>>, nel viaggio della propria vita personale.

Ogni relazione umana migliora se si nutre di una compassione vicendevole, che ci rende uomini e donne creati a immagine e somiglianza di Dio, sempre in cammino con Cristo Gesù, morto e risorto per me e per te. Il suo amore si identifica nella concretezza di sguardi e gesti luminosi.
 
Susi Serretiello

Discussione di "In viaggio con un samaritano"

  1. padre antonio di tuoro

    In questo anno parrocchiale delle tre p … pane eucaristico parola di Dio poveri e”un invito non solo a dare qualcosa per i poveri ma a stare VICINO al povero come il Samaritano …

  2. anna

    Una delle cause più incisive della infelicità umana è riconducibile all’incapacità di far vivere il Samaritano che è in ognuno di noi. Ogni creatura possiede un elevato potenziale umano , una grande ricchezza interiore che non sempre però, riesce ad esprimere, a “portare fuori”.
    Ma se smettiamo di “correre” e ci soffermiamo a riflettere sulla nostra vita e sul senso che ad essa diamo e allora possiamo sentire anche la nostra Compassione.
    Compassione per le nostre mancanze, per le nostre debolezze; solo allora io potrò riconoscere la sofferenza dell’altro e tendere la mia mano…
    Grazie Susy .
    Anna Serretiello

  3. ciro

    questo brano mi ha commosso perchè mi ha fatto capire che tutti mi sono fratelli.

  4. VAaeAdere e passare oltre...

    Vedere e passare oltre…purtroppo è un atteggiamento che assumo anch’io frequentemente. Questo brano evangelico mi induce ad una riflessione attenta.
    Angela Fulgione

  5. paola

    Ciò che mi colpisce del Samaritano è che si ferma a soccorrere un estraneo. Si accorge della sua esistenza e del suo stato di bisogno e se ne preoccupa ed occupa pur non avendolo mai incontrato prima. Lo sguardo scruta oltre, la mano si allunga oltre , il cuore partecipa oltre. Oltre il contesto specifico. Al cuore della sofferenza e del bisogno.
    Compassione, solidarietà e responsabilità allo stato puro. La meta di ogni cammino.

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